L’incontro di venerdì a Parigi con i vertici della cordata francese formata dal Gruppo Partouche e da Laurent Tapie (figlio di Bernard Tapie, ex proprietario dell’Adidas) è stato giudicato molto positivo in vista della possibile vendita di Full Tilt Poker.
Prima di parlare della trattativa è però doveroso fare una premessa: la situazione rimane delicata. Le ultime 24 ore, nonostante le evoluzioni con gli imprenditori transalpini, sono state molto critiche per tutto il gruppo. Il Dipartimento di Giustizia ha disposto il sequestro dei conti bancari dei quattro membri del consiglio di amministrazione (ne parleremo più avanti) mentre l’AGCC non si è ancora espressa sulla licenza. Ma procediamo con ordine.
Incontro e strategia
Gli avvocati della red room incaricati di trattare con i francesi sono usciti ottimisti dal meeting parigino. Per loro ci sono le condizioni per chiudere l’accordo. Non hanno perso tempo e sono volati negli States con l’intenzione di aprire un tavolo di negoziazione, in modo tale da iniziare a confrontarsi con il Dipartimento di Giustizia, per definire un accordo extragiudiziale volto a tutelare gli interessi dei giocatori e dei nuovi potenziali acquirenti. Ma non sarà affatto semplice: in ballo c’è un miliardo di dollari e le posizioni dei maggiori azionisti dalla room.
Bernard Tapie
Senza accordo i francesi non confermeranno l’offerta di acquisto: la famiglia Tapie dovrebbe contribuire per il 10% (notizia confermata ieri dall’agenzia francese MediaPart) mentre non si conosce ancora l’entità della partecipazione del Gruppo Partouche . I vecchi azionisti dovrebbero deliberare un aumento di capitale di 87 milioni per tamponare la falla, almeno in un primo momento.
Fondi
A New York, gli avvocati proveranno anche a sbloccare i fondi confiscati dai procuratori per 150 milioni di dollari. Questa è la strategia con l’unico fine di salvare Full Tilt Poker ma il Dipartimento USA, ogni giorno, lancia messaggi tutt’altro che confortanti e distensivi in tal senso. D’altronde i reati contestati sono gravi.
Lettera d’intenti
Jeff Irah ha confermato pubblicamente l’esistenza di una lettera d’intenti prima dell’incontro di Parigi. L’accordo avrà validità fino al 30 settembre ma non è costrittivo in tutte le sue parti: “Ci sono termini vincolanti ed altri no, però devo dire che nessun gruppo ha investito così tante risorse e tempo come loro”.
Gruppi
L’avvocato ha rivelato: “le notizie diffuse dal Dipartimento nella giornata di martedì hanno allontanato alcuni investitori potenziali ma sono ancora tre le parti che stanno discutendo sul futuro di Full Tilt Poker”.
Confisca
Però la situazione della red room pare molto delicata. Nella giornata di ieri il Dipartimento di Giustizia ha diffuso l’elenco di alcuni conti bancari confiscati (che non pubblichiamo volutamente nel dettaglio per una questione di rispetto della privacy) dei quattro amministratori: Ray Bitar, Howard Lederer, Chris Ferguson e Rafe Furst. Bloccato anche un conto intestato al trust Telamonian Ajax. Gli ordini di sequestro riguardano banche ubicate non solo negli USA ma anche in Svizzera e nell’Isola di Man.
Barney Frank
Il deputato democratico Barney Frank, colui che ha presentato in Congresso il primo disegno di legge sul poker online, aveva ricevuto due finanziamenti per sostenere l’iter legislativo alla Camera. Nel 2007 i membri del Cda di Tilt gli avevano versato 18.600$ e successivamente aveva ricevuto 14.000$ attraverso la PPA (l’associazione dei giocatori). Il parlamentare statunitense ha commentato: “ho preso atto delle notizie che sono emerse in settimana sui dirigenti di Full Tilt che avrebbero sperperato milioni di dollari appartenenti ai giocatori. Sono disgustato, faro in modo di restituire i soldi ricevuti ai players”.
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Scritto da Cesare AntoniniSabato 24 Settembre 2011 01:29
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Gianfranco Federici al secolo Basjoe che arriva a premio dopo essersi qualificato per ben due volte online.
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