Scritto da Piero ‘Pierelfo’ Pelosi del 18 Ottobre 2011.
E’ indubbio che l’avvento del poker online, nato appena alcuni anni fa, abbia stravolto gli equilibri del poker così come lo si è conosciuto per decenni: fumoso, angusto, riservato a pochi e meglio se dalle facce tutt’altro che raccomandabili.
Adesso i campioni sono sempre più spesso dei ventenni imberbi, che si calcano grosse cuffie in testa e spesso si vestono come capita, incuranti di avere milioni di dollari in banca: facce nuove, talvolta sconosciute, che pure vantano un’esperienza silenziosa maturata di fronte ad un computer, in solitudine. Giocando quello che in molti credevano non fosse neppure poker sono diventati cecchini, il cui fucile sembra destinato a non incepparsi mai.
Gli esempi volti a dimostrare che per essere vincenti nel poker live non si possa prescindere da una robusta formazione online sono ormai numerosi.
Jason Mercier ha raggiunto il primo risultato dal vivo della propria carriera andando a vincere l’EPT di Sanremo, ormai tre anni fa: nessuno lo conosceva, eppure lui era un grinder vincente, capace di giocare oltre un milioni di mani l’anno. La storia è lì a dirci cosa sia stato capace di fare: lui fortunato nei momenti giusti, tutti gli altri sfortunati nel ritrovarselo davanti.
Ormai quando una faccia nuova sotto i trent’anni si impone in un grande torneo si può essere certi che il suo curriculum online sia solido, spesso al punto da fare invidia.
Senza spingersi troppo lontano, basti guardare il tavolo finale del Main Event WSOP – dove siederanno giocatori come Matt “hazards21” Giannetti oppure Phil “USCphildo” Collins – o chi si è imposto alle WSOPE, dove hanno trionfato Tristan “Cre8ive” Wade o Steve “MrSmokey1” Billirakis.
Certo, esistono eccezioni eccellenti – come John Juanda, Erik Seidel o Michael Mizrachi – così come è innegabile che un giocatore pur molto vincente online abbia bisogno di un periodo di adattamento per poter eccellere anche dal vivo, dovendo porre un freno ai suoi tell o intuendo quanto il field medio di un torneo online sia diverso da quello live, adattandosi di conseguenza.
Tuttavia, ormai anche i più strenui difensori del poker live – ne è un esempio eclatante il percorso intrapreso da Daniel Negreanu – hanno capito che per continuare a competere ai massimi livelli devono confrontarsi anche con dei nickname davanti ad uno schermo, maschere dietro cui si nascondono i campioni di un domani che ormai si fa sempre più presente.
Domenica ricca di eventi quella appena trascorsa su PokerStars.it. Accanto a due eventi ICOOP si sono infatti giocati molti dei tornei facenti parte del palinsesto tradizionale: ecco quindi i risultati dei principali.
Momento molto atteso dagli amanti di questa variante, il torneo di Triple Draw Lowball ha visto 181 giocatori iscritti, ed un tavolo finale a sei giocatori a cui sono riusciti ad approdare Luca “LukyLuck89” Segalini e “RaSSiNa”, specialista dei mixed games ai limiti bassi su PokerStars.

Il cash game in Italia, numeri alla mano, sembra essere un successo e di fatto ben in pochi si sarebbero attesi qualcosa di diverso: cerchiamo quindi di capire quali possano essere le ragioni di questo fenomeno.
Se diversi professionisti sono approdati solo recentemente sulle poker room italiane, molti altri hanno iniziato a mixare il proprio main game con la nuova disciplina. Per qualcuno si tratta di una necessità, visto il traffico nettamente diminuito ai sit&go, per altri quasi di una tentazione. Il cash game ha infatti diverse caratteristiche capaci di attrarre chi fa del poker la propria fonte di reddito principale. Si tratta infatti di una disciplina particolarmente “skill intensive”, dove quindi l’abilità incide ancora più che altrove, dalla varianza ridotta rispetto ai tornei ed ai sit&go e che permette sessioni di grinding più flessibili, tutti elementi che potrebbero indurre più di qualcuno a convertirsi del tutto a questa nuova, complessa variante.