GLI STATI UNITI CALANO IL POKER – Tennis.it

Mardy Fish, Andy Roddick, John Isner e Donald Young fanno degli Usa la nazione con il maggior numero di qualificati agli ottavi degli Us Open. La crisi del tennis americano è rientrata o si tratta di un’effimera illusione? Chi, tra loro, andrà più avanti?

New York – Quattro americani nei migliori sedici. D’incanto, a New York, gli Stati Uniti scoprono che lo stato di salute del loro tennis non è poi così drammatico. Mardy Fish, Andy Roddick, John Isner e Donald Young compongono il plotone statunitense, facendo degli Usa la nazione con il maggior numero di giocatori qualificati agli ottavi. Seguono la solita Spagna con tre rappresentanti, Serbia e Francia con due, Svizzera, Lussemburgo, Gran Bretagna, Argentina e Ucraina con un elemento a testa. Un risultato importante per gli States, specie se comparato al torneo femminile dove a difendere i colori americani è rimasta la sola Serena Williams. Anche fra le donne, però, non sono mancati segnali confortanti: Vania King, Christina McHale, Irina Falconi, Sloane Stephens e Madison Keys sono giovani interessanti.

Fish in prima fila. Andy Roddick, John Isner e Donald Young, tutti vittoriosi in tre set, hanno dunque rimpolpato il contingente Usa presente agli ottavi che già da sabato poteva contare sul fido Mardy Fish, indubbiamente il protagonista più atteso a New York dopo un’estate straripante che lo ha visto collezionare un titolo ad Atlanta, due finali a Los Angeles e Montreal e una semifinale a Cincinnati. Il ventinovenne del Minnesota, issatosi fino alla settima posizione mondiale, ha prepotentemente strappato lo scettro di re del tennis americano ad Andy Roddick, rispetto al quale si presenta per la prima volta in carriera come il cavallo di razza su cui puntare. Il calendario, però, non lo aiuta: Tsonga agli ottavi, Federer ai quarti, Djokovic in semifinale. Serve un miracolo.

Roddick, Isner o Young? Parliamoci chiaro. Alla vigilia del torneo, alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, erano in molti ad ipotizzare una prematura eliminazione di Andy Roddick. E’ vero, però, che il tabellone lo ha facilitato mettendogli di fronte Michael Russell, John Sock e Julien Benneteau, di certo ostacoli abbordabili. Arrivato a New York accreditato della ventunesima testa di serie (la più bassa mai avuta in uno Slam), l’ex numero uno del mondo ha ora esaurito il credito con la fortuna perché agli ottavi trova David Ferrer, che lo ha sconfitto in cinque delle ultime otto sfide. Roddick si aggrappa alla cabala: l’ultima volta che si qualificarono quattro americani negli ottavi dello Us Open, lui vinse il titolo. Correva l’anno 2003. Quanto a John Isner, terzo moschettiere degli Stati Uniti, non era invece difficile pronosticarlo agli ottavi. Fresco di titolo a Winston-Salem, dove tra l’altro ha battuto Roddick in semifinale, il gigante di Tampa ha sin qui vissuto una buona stagione centrando due titoli e una finale e assestandosi attorno alla ventesima posizione. Isner, reduce da otto vittorie consecutive, eguaglia intanto il suo migliore risultato in un torneo dello Slam (aveva già raggiunto gli ottavi a New York nel 2009 e a Melbourne nel 2010). Con Simon se la può giocare. Infine, ecco forse la nota più lieta per gli americani. Vaticinato da anni come il futuro numero uno mondiale salvo poi essere (giustamente) ridimensionato, Donald Young è forse finalmente pronto al definitivo salto di qualità. Di certo, non è il fenomeno che in molti attendevano ma è di certo un buon giocatore. Mancino, un po’ leggerino ma agile e combattivo, il ventiduenne di Chicago ha messo in fila Lacko, Wawrinka e Chela e ora tenta la mission impossible contro Andy Murray.

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