Scritto da Luciano ‘Luckyflush’ Del Frate del 29 Settembre 2011.
Un noto studio legale statunitense ha esaminato quali potrebbero essere le implicazioni fiscali per i giocatori americani nel caso di mancato rimborso dei loro fondi da parte di Full Tilt Poker. L’avvocato fiscalista di Los Angeles, Sanford Miller (fondatore dell’omonimo studio) sostiene che le accuse mosse dal Dipartimento di Giustizia lasciano spiragli importanti per i players, sotto il profilo della deducibilità delle perdite maturate.
Il legale californiano ha fornito un punto di vista che potrebbe essere molto utile per le vittime della gestione finanziaria “allegra” (ma c’è poco da ridere in tutta questa vicenda) della red room: “Il procuratore – commenta l’avvocato – del Distretto meridionale di New York ha affermato che uno dei siti di poker online si affidava ad uno “schema Ponzi”. L’utilizzo di questo linguaggio specifico potrebbe portare beneficio fiscale ai giocatori che fino ad ora non sono riusciti a ritirare i loro soldi dai loro personali account”.
L’avvocato sostiene che vi fu un caso analogo nel 1972 (Tharp TC Memo 1972-10) quando i giudici fecero riferimento, anche in tale occasione, alla truffa ideata dal noto emigrante italiano Charles Ponzi. Nel caso citato, la corte tributaria statunitense riconobbe la possibilità di dedurre le perdite dalla dichiarazione dei redditi, nonostante l’attività fosse illegale.
“La Corte fiscale – afferma il legale – riconobbe come illegale l’attività del contribuente, ma la perdita poteva lo stesso essere detratta. Ora, per quanto riguarda la casistica in esame, vi possono essere delle differenze ma se i procuratori dovessero ritenere il poker online come un’attività illecita, le perdite subite dai giocatori potrebbero essere deducibili ai sensi dell’IRC 165 c.3”.
Il professionista ha poi specificato che per ottenere un simile beneficio, il titolare dell’account dovrà disporre di un saldo positivo e sarà costretto a dimostrare che le sue vincite non sono state più rimborsate dalla room.
E’ senza dubbio un’analisi molto interessante quella del noto fiscalista statunitense, ma è doveroso fare due precisazioni. La prima è che difficilmente si potrà riscontrare uno schema Ponzi nella gestione finanziaria di Full Tilt Poker. Le parole dei procuratori sono apparse fuori luogo. Si tratta di un paragone forzato, quasi a voler scatenare una bagarre mediatica, nulla di più. Sotto il profilo tecnico-legale, il collegamento appare alquanto azzardato. Questo non cancella le gravi irregolarità commesse dagli amministratori.
In secondo luogo definire il poker illegale negli Stati Uniti è un’altra forzatura e meriterebbe un discorso a parte. Per la normativa federale (UIGEA), su internet sono illegali le transazioni verso i siti di gioco d’azzardo e non è ben chiaro se sia illegale giocare di per sé (non vi è una norma precisa al riguardo). Ad esempio, dopo il black friday sono proliferate skin online che offrono poker gratis, a testimonianza che sono illegali i movimenti finanziari e nulla più. Inoltre il poker è un gioco d’azzardo o d’abilità? Ma questa è un’altra lunga storia…
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Bwin Party non prevede sviluppi nella corsa per Full Tilt Poker: parole e musica dell’amministratore delegato Jim Ryan che ha annunciato futuri accordi esclusivi in California, Florida e ad Atlantic City, per l’ingresso nel 2012, negli Stati Uniti. Nessuna offerta per la red room nonostante una visita “sospetta” nella sede di Dublino.
Norbert Teufelberger, ha rivelato che “il 15% dei clienti di Full Tilt è passato a giocare su PartyPoker, dopo la chiusura di giugno”. I ricavi nel primo semestre del 2011 sono stati di ben 398 milioni di euro, inferiori al 2010, quando le due società avevano incassato 410 milioni.
Il Wall Street Journal sostiene che la multinazionale europea ha un paio d’assi nella manica per il mercato a stelle e strisce, con partnership di assoluto prestigio. Ryan ha confermato che nel New Jersey le trattative sono in stato avanzato. Indiscrezioni rivelano che un accordo potrebbe essere raggiunto con Boyd Gaming, società che gestisce quattro casinò ad Atlantic City. E Bwin-Party è attiva anche in California e Florida, dove potrebbe esserci a breve una regolamentazione a livello statale. “Annunceremo gli accordi – conferma Ryan – nei prossimi mesi. Negli States il brand PartyPoker è molto conosciuto e potremo sfruttare anche i nostri marchi WPT, PokerRoom, WPT Club”.